A Merano, in estate. Riflessioni quasi private.(italian)

Ammetto che non sono mai stata una frequentatrice della montagna. Le ragioni sono ovvie. Sono nata in una regione circondata dal mare, e la mia estate tipica non poteva sfuggire al binomio sole-mare ( trinomio se si inserisce anche l’abbronzatura). Ho iniziato a prendere in considerazione la montagna come scenario naturale ideale solo quando, ampiamente adulta, mi sono trasferita a Torino. Ho iniziato a capire quanto questo ambiente potesse essermi congeniale, dal senso di protezione e pace che in un primo momento ho provato al loro cospetto. Dico questo, consapevole che molti di voi determineranno questa sensanzione alla novità, ma vi assicuro che non è così. Il senso di pace e d’inquietudine, in questi luoghi avvolti dalle montagne, è palpabile e non lascia dubbio alcuno nella mente di chi le attraversa.

Ma torniamo all’odierno.

Ho prenotato questo viaggio, ed oggi che è finito, mi sembra di aver attraversato il tempo al contrario, dentro la mia anima per certi aspetti. Non voglio essere troppo intimista ( e vi assicuro che la parentesi junghiana termina qui) ma poche volte mi sono emozionata non per il paesaggio, ma per quello che suscitava nel profondo del mio animo.

Ho osservato da un muretto sospeso nel nulla castelli e montagne per un tempo indefinito, perdendomi nella musica che ascoltavo e forse cercando una profondità in cui scavare. La necessità di determinare una ragione è qualcosa di necessario quando i tuoi piedi sono sospesi nel vuoto e la maestosità della natura e della mano umana sono così commoventi. Tutto ti induce a pensare che la mano dell’uomo non è sempre fatta per distruggere ma anche per unire armoniosamente dei pezzi disgiunti che separatamente non avrebbero lo stesso senso.

Tornerò a suonare il violino nei prossimi giorni, forse. Mi è mancato non portare con me un figlio oggi muto. Spero di poter sentire la sua voce tra le mie mani di nuovo tra queste pareti di roccia, e di costruire gli unici muri che mi piacciono, quelli fatti con la bellezza dei suoni.

Vi racconterò sicuramente di cosa mangiare, dove spendere i vostri soldi, cosa fare per trasformare un viaggio in una vacanza e cose di questo tipo in un prossimo post, ma oggi no. Parlerò solo della bellezza vera di questi luoghi per me: il percorso. Le strade infinite da percorrere per arrivare in piccoli luoghi, quasi impercettibili senza l’ingrandimento della mia google map, ma così profondi da sembrare dei crateri che ti bucano la memoria. Indimenticabili.

La cosa che mi ancora alla realtà è aver fatto questo percorso con una delle persone più importanti della mia vita ed averle regalato un insegnamento importante: l’importanza del percorso, la bellezza della noia, la profondità dell’attesa.

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