4.🇮🇹 PIEMONTE: Incanto d’Autunno nelle LANGHE

Ciao e benvenuto nel quarto episodio di ITALIANO VIAGGIANDO una serie di 10 blog post didattici per imparare l’Italiano e contemporaneamente conoscere un pò meglio alcune destinazioni italiane tra le più affascinanti. In questo post troverai un testo scritto, un audio scaricabile, e degli esercizi di comprensione, vocabolario e grammatica. Se hai suggerimenti, commenti o semplicemente delle opinioni per migliorare questa sezione puoi lasciare un commento nella casella di testo, sarò felice di ricevere i tuoi consigli. Buon lavoro!


Test preparatorio


DA TERRE POVERE ALL’UNESCO

Da terre della malora a Patrimonio dell’Umanità Unesco. In una manciata d’anni, mica in secoli. Stiamo parlando di quell’angolo benedetto di Piemonte del sud chiamato Langhe. Luogo di colline pettinate, ordinate, ondulate, cariche di vigne che danno vini tra i più buoni e famosi del mondo, che hanno nome Dolcetto, Nebbiolo, Barbera, Barbaresco, Barolo.Secondo alcuni il nome Langa viene dal latino linguae, perché il terreno è fatto a “lingue”, a creste collinari; per altri arriva invece dai langenses, antico popolo ligure che risiedeva nella zona.

Arrivarci oggi vuol dire immergersi in un panorama di colline coperte di vigneti, boschi di bellezza assoluta, punti panoramici chiamati “belvedere”, ed è davvero un bel vedere, soprattutto in autunno quando le sfumature di verde, giallo, arancione, marrone dipingono una tavolozza unica e impagabile. Quasi in cima a ogni collina vi è un castello, incantevole memoria di un passato di signori e signorotti.

Langhe e Roero

Dalla malora all’Unesco, si diceva. Perché qui, intorno a un mezzo secolo fa e oltre, non era così. Vi erano povertà, fatica, terre incolte, spopolamento. Era passata la guerra, lasciando rovine economiche e morali. 

In pochi anni i langhet, teste intelligenti e braccia robuste, hanno cancellato povertà e guerra, riportando queste terre prima all’onor del mondo, e poi alla conquista del mondo. Merito anche di uomini avveduti e saggi, che hanno impiantato ad Alba grandi imprese senza rubare braccia alle colline. Come don Giacomo Alberione, come Pietro Ferrero dei dolciumi e Miroglio dei tessuti.

Il resto l’ha fatto l’ingegno, il coraggio, la cocciutaggine di queste genti particolari. E infine è arrivata l’Unesco, a suggellare col suo marchio la laboriosità e la creatività di un paio di generazioni.

I castelli

Oggi i nomi di borghi e borgate di Langa sono arrivati dall’altra parte del mondo, come sinonimo di buon vino, buona cucina, pregiata accoglienza. Mille sono gli angoli, gli scorci, le chiese da visitare. Ovunque un’enoteca, un ristorantino, una trattoria, con le infinite proposte di prodotti tipici locali. Ma non è solo vino, solo cibo: è cultura del bere e del mangiare, del gustare e del godere, del conoscere e riconoscere. La gente di Langa parla le lingue, perché qui arrivano da ogni dove; ma parla prima di tutto il linguaggio del bello, del buono e del ben fatto. Da queste parti, del resto, è nato pure quel fenomeno ormai mondiale che ha nome Slow Food. Mangiare e bere lentamente, e intanto ascoltare storie, assaporare profumi, godersi i paesaggi.

Nel cuore delle Langhe si trovano quattro gioielli chiamati Barolo, Grinzane Cavour, Serralunga d’Alba e La Morra. Tappe obbligate di un giro per Langhe, in qualsiasi stagione, meglio se in autunno, quando nei boschi i trifolau e i loro cani dai nasi fini raccolgono i preziosi, impareggiabili tartufi, altro dono straordinario di questi luoghi incantati.

Vino e tartufi

Una parola sui piatti tipici delle Langhe: i salumi, i tajarin – la pasta lunga locale – al sugo d’arrosto, la torta di nocciole, i formaggi, il bollito misto alla piemontese con le salse e i bagnetti, gli agnolotti del plin e il brasato, i funghi, la carne cruda battuta al coltello e tanto tartufo. Per i vini, la scelta è ricchissima: forse in nessun altro luogo ve ne sono tanti in così pochi chilometri.

Tajari al tartufo
Plin

Esercizi


CategoriesSenza categoria